volevo condividere con voi il fatto di aver appena acquistato due biglietti per i Kindness allo XoYo a fine marzo. Da quando un anno fa ho sentito la loro cover del brano dei Replecement ‘Swinging Party’ sono andato in brodo di giuggiole per questo capellone anni ’90. un pò Artur Russell, un pò David Byrne un pò pre house. Davvero bravo, o almeno davvero di buon gusto
L’inverno si sa porta, con sé una grande voglia di chitarre (???) per cui mi sto facendo una grande scorpacciata di Andrew bird -in attesa del nuovo disco- e dei Lambchop. La band ammmmerigana è tornata con un discone -dopo gli ultimi un pò così così- chiamato Mr. M. titolo laconico al quale diamo una recensione laconica: bello.
Come da manuale, o come in ogni romanzo di formazione che si rispetti (di solito a metà del romanzo) vivere lontano da casa mi sta facendo apprezzare tutto quello che ricorda la mia terra (questa è la parte epica). L’Italia mi manca, e soprattutto mi manca il modo in cui è scandito il tempo: lenti movimenti che sanno spesso di sale e che sono quasi sempre illuminati dal sole (qui la parte compiaciuta). Il disco di Colapesce “un meraviglioso declino”, come il suo splendido EP di qualche mese fa, sono la mia personale colonna sonora di tutti i ricordi e delle immagini che ho della mia città e della mia gioventù (compiacimento 2.0). Il punto chiave delle canzoni che compongono questi due dischi sta proprio nella forza evocativa dei testi: squarci di immagini che sanno, pur e soprattutto nel loro essere comuni, del Bel Paese (compiacimento a nastro qui). Da mia nonna che prepara una torta nella sua casa di campagna, alle prime giornate di sole a Genova dopo un lungo inverno; dalle gite in vespa per andare a fare il bagno al mare, fino al caffè preso al bar sotto casa mentre si sfoglia il giornale, tutto in questo disco mi ricorda piccoli gesti che tutti abbiamo compiuto centinaia di volte (epicità condivisa qui invece). Come il miglior cantautorato italiano degli anni ’60 (Gino Paoli, Tenco, Endrigo) Colapesce ha scritto delle canzoni perfette per un’estetica ben precisa, aggiornandola (e qui, grazie grazie al cielo, dimostra la sua intelligenza) agli anni 2000.
Questi due dischi mi hanno fatto provare lo stesso sentimento (un pò) romantico che avevo provato dieci anni fa con “In circolo” dei Perturbazione, altro disco che raccontava, ma in modo violentemente triste, l’essere italiani. In entrambi i casi, ho trovato in questi due dischi le parole di cui avevo bisogno (orgia di compiacimento) per raccontare momenti dolenti (e scusa la rima), allora l’adolescenza oggi il cambiamento radicale, della mia vita.
Al solito (so che mi ripeto, ma è più forte di me), mi chiedo quale valore abbia la figura del critico musicale, quando un disco a prescindere dalle qualità -che qui intendiamoci è al massimo livello- viene giudicato, detta in soldoni, da quanto ben si accompagna ai nostri sentimenti. (coda del pezzo così così, però super epica. Più che altro ora che lo rileggo mi viene in mente la scena finale di Ratatouille in cui il cattivo Antoine Egò si redime e scrive un’apologia sui topi-cuochi….). si scrive così Antoine?
beh oggi è san valentino dicono. Sicché ho deciso di regalarvi un brano cheesy ma che comunque vi faccia ballare. Magari mentre limonate (cosa difficile davvero). Sentite il pianetto housy come se la suona!
Va detto che è il baffuto norvegese è un pò il re dei furbetti: ogni volta tira fuori la cosetta giusta con il suono del revival del momento e da qualche anno ripesca sempre il disco vintage più hype. Questa volta ha pubblicato un singolo magnifico, che si piazza di diritto nei migliori dischi del 2012 (insieme al disco dei Thomas).
un Ep con 5 pezzi, di cui quattro belli ma completamente inutili e uno (questo) semplicemente perfetto. chapeau!
Gli scandinavi sono matti, cuoricino gli scandinavi
Inaspettatamente, il migliore disco di house triste e malinconica, ma pur sempre pop, da abbinare a queste fredde giornate invernali arriva dalla Spagna e da un produttore housy/elettronico tra i più in voga del momento. Vuoi per le sue produzioni hype, vuoi per le collaborazioni o vuoi per i remix, John Talaboy è da qualche anno sulla bocca di tutti, o nelle orecchie di tutti se volete.
Ora se ne esce col primo disco vero e propio, e devo dire, centra pienamente il segno. Questo disco si colloca esattamente a metà strada tra Play di Moby e Melody A.M. dei Royksopp, ovvero nel pop, nel significato più classico del termine. Melodia, canzoni, momenti strumentali e camei di cantanti più o meno famosi, rendono questo ƒIN assolutamente piacevole, adatto ai viaggi di notte in automobile. La produzione infine mi ricorda le cose più cantate della Get Physical, o il primo disco di Milosh per !K7.
Un disco piacevole, molto d’atmosfera, quasi da domenica pomeriggio nella sua semplicità.
Se vi piace ascoltate anche gli Air France, i Royksopp e Milosh.
giovedì giovedì, giovedì. Quale giorno meraviglioso il giovedì! Precede il fine settimana -che come la domenica del villaggio ci insegna è un pò una merda-, e si lascia dietro le spalle l’orribile ed egoista mercoledì.
La bella etichetta Vinyl International (beccatevi il catalogo), ha pubblicato recentemente l’apoteosi dell’inutilità, ovvero una traccia di Tron dei Daft Punk cantata da Ariel Pink. Vi riporto la press release:
Hot off the press comes this year’s most unique collaboration of artists with epic results. The critically acclaimed Sky Sailor EP is a five song collection that includes two brand new Daft Punk remixes from the TRON Legacy soundtrack by TRS-80, one featuring new lyrics and vocals by Ariel Pink. The 10″ transparent electric blue vinyl is a very limited edition, purchase your copy today.
abbastanza superfluo e quindi essenziale per ogni fan dei Daft Punk (o di Ariel Pink). qui avete la traccia.