come nel trambusto mi sono perso

by ollino

Succede che uno si svegli una mattina di metà gennaio e si renda conto di essere nell’anno nuovo e di non aver redatto uno straccio di classifica dei migliori dischi del 2011. Davvero, che tristezza. Sono così preso dal lavoro che non riesco nemmeno a trovare il tempo per scrivere, ma forse è meglio così, prima avevo solo tempo per scrivere e manco due soldi per andare ai concerti. Misteri e miserie della vita umana e dalla sottile linea d’ombra che divide la gioventù dalla maturità (cappello introduttivo tra il faceto e lo sconsolato)

Comunque, non siamo qui per parlare di me (?), ma siamo qui per parlare dei migliori dischi del 2011, anno davvero generoso in fatto di buona musica.
In verità, non vorrei fare tanto una classifica quanto piuttosto un discorso generale sullo stato dell’arte della musica pop nel 2011 (e sti cazzi, manco fossi saimonreinolds!). Per cui se pensate che sia troppo noioso, passate oltre. :p

Dovendo fare un bilancio, anche se semplice e circoscritto all’ambito pop-rock, direi che non abbiamo assistito a nessun nome veramente grosso, non abbiamo ascoltato nessun disco davvero epocale né niente di “nuovo”, ma allora che è successo? Come mai ne stiamo parlando? L’idea è: nessuna nuova buone nuove; nel senso che in generale, sono usciti buoni dischi e belle canzoni, ma che, sempre in generale, non abbiamo ascoltato nulla di veramente trascendentale.

Tra gennaio e dicembre il trend si è indirizzato (è stato indirizzato) sempre più verso il ripescaggio di certi suoni e di una certa estetica di fine anni ’80/primissimi ’90, per cui abbiamo assistito alla nascita e/o conferma di artisti e band shoegaze/dark (come nel caso del bel disco di EMA o come nel caso dei Pain of Being pure at heart). A metà tra il didascalico e il furbetto questa musica ha convinto sia le falangi di Hypster che i critici musicali meno snob. A tal proposito vorrei porvi una questione: è la moda o è la musica a creare le tendenze? Ad un revival di musica segue sempre un ripescaggio di abiti abbinati al trend del tempo citato, o capita il contrario? Ad occhio e croce, in linea di massima, direi che la moda segue la musica, ma sicuramente è un discorso che andrebbe analizzato a fondo…

Questo revival dei primi anni ’90 (che da un certo punto di vista va di pari passo con le manifestazioni di qualche mese fa se ci pensate) non poteva dimenticarsi due generi musicali cardine di quegli anni: il folk e l’indie pop in abito rock e l’acid e la drum and bass nella house/elettronica. Infatti, ad un’esplosione di folk statunitense super classico (penso al disco di The War on Drugs, ai Fleet Foxes e al bellissimo disco di Jonathan Wilson) è seguita di pari passo un’esplosione di acid e di drum and bass nell’elettronica.

Band come The War on drugs (che per inciso continua ad essere un nome di merda e allo stesso tempo molto anni ’90) sembrano b-side dei dischi di Dylan di quegli anni, o ancora i Fleet Foxes che pur non avendo pubblicato un disco all’altezza del primo, hanno comunque tenuto botta e pubblicato un disco assolutamente anni ’90.
Ancora, nel genere folk IL disco è quel Gentle Spirit di Jonathan Wilson un disco di ballate à la Neil Young, altro guru degli anni ’90, se ci fate caso.

Nell’ambito indie, la notizia degli scioglimento dei R.E.M ha fatto da cornice ad una moltitudine di band dal sapore anni ’90, come i bravi Real Estate con il loro Days, una specie di tributo alla mia di band preferita di quegli anni, gli Yo la Tengo. Anche il disco dei The Bats non è malvagio se vi piace il genere indipendente.

Il fatto è dunque questo: quanto manca perché ritorni di moda il Grunge? Il box del ventennale di Nevermind è già uscito, quello di Siamese Dream pure, aspettiamo di vedere che succede…

Nonostante questo revival, sono usciti molti dischi dal suond contemporaneo (non sia mai che sia nuovo, perché se scavi anche lì di influenze ne senti a palate) come il disco dei Battles, senza infamia e senza lode, ma che almeno cresce dopo qualche ascolto, o ancora come il disco di Toro Y Moy, una specie di lounge tutta acqua e sapone (colonia?). I Civil Civic sono così matti da aver pubblicato un disco fuori tempo massino, new wave pop da ballare al pub!

Menzione speciale per due dischi che hanno fatto nel bene e nel male la differenza in questo 2011, ovvero James Blake e Bon Iver. Entrambi blasonatissimi, hanno pubblicato un debutto hypster il primo e un secondo album folk per me poco più che sufficiente il secondo (anche se il brano Calgary è proprio un capolavoro). Sicuramente, il tratto che accomuna entrambi è l’indole romantica da tanto struggimiento e da sturm und drang a palate.

Dei dischi trendy che piacciono ai fighetti di stereogum salvo poca roba, giusto Destroyer ha fatto qualcosa di decente, ma nulla di più che roba lounge da aperitivo. Così come sono da flute di champagnino Dirty Beaches e i Girls. Del primo non voglio spendere troppe parole (facendo arrabbiare il qualcuno…. :p) , mentre sui secondi vi dico che è un peccato perché lo scorso album era proprio divertente. Questa è una lagna epica che manco gli Smashing Pumpkins più noiosi potrebbero fare! Infine, il baluardo dell’ Hypsteria SBTRKT non è poi così male, un pò gracilino magari, ma i suoni sono più che buoni.

Passiamo ora alla sezione dance, almeno ci scateniamo un pò. Il trend vi ho detto prima qual è, ovvero l’acid nella house e la drum and bass. Che il dubstep sia morto qualche anno fa ormai è de magno, e che ora sia roba da emtivì è ancora più chiaro; proprio per questo motivo ci aspettavamo tutti che pian piano di trasformasse in 2 step da un lato e in drum and bass dall’altra.

La deep house ha regalato tanta roba buona, soprattutto grazie a due etichette che han fatto la differenza: Wolf + Lamb e la Defected. La crew di drogati da new york ha pubblicato due dischi da menzionare: Space is only noise di Nicolas Jaar, mio disco dell’anno e le produzioni dei Soul Clap (singoli, remix, compilation, b&b).
Impermanence del francese Agoria mi ha proprio spaccato le orecchie per almeno tre mesi, deep house elegantissima (se vi capita, andate a sentire un suo set) con echi chicagoani.
In campo minimal, house e deep va ricordato Patio de Juegos di Guti, un grande disco se amate il genere.
Vi segnalo due musicisti elettronici: Floating Points e Joy Orbison , sentite che qualità! A cavallo tra l’acid, la house, un pizzico di beigiume (il primo) e con un pò di cattiveria (il secondo), sono a parer mio i migliori artisti della scena inglese, se si esclude MOSCA, vera e propria next big thing del 2012.

In ambito dance-pop sono almeno tre i dischi da segnalare: Blue Songs del collettivo newyorkese Hercules and the Love Affair (non dimenticate l’incredibile remix ad opera di Stopmakingme). Segue Arabian Horse dei Gus Gus, grazie soprattutto alla produzione stellare oltre ché alla qualità delle canzoni. Nel mucchio dance ci metto anche i miei preferiti, ovvero la Drop Out Orchestra, duo del Nord Europa che risuona tutto in chiave dub, e peggio sono gli originali (come in questo caso) meglio viene l’edit!

L’ambient ormai è un genere ri-sdoganato e alla moda, per cui i dischi di Tim Hecker e di Daniel Thomas Freeman sono finiti in tutte le riviste mezzo patinate. Il primo è meglio del secondo a parer mio. Comunque, sull’ambient non c’è storia: l’Ep di Burial è una spanna sopra qualunque cosa possiate immaginare. Sempre di Burial non bisogna dimenticare l’ep con gli amichetti Four Tet e Thom York, l’unica cosa decente con il marchio Radiohead uscita quest’anno!

Infine, e finalmente, due dischi di cui non trovo una chiara etichetta: Danger Mouse & Daniele Luppi e Erland and the Carnival. Rome è uscito quest’estate e per mesi è stato nel mio ipod (prima che me lo rubassero, a proposito: qualcuno ha un vecchio ipod da vendermi???). Una specie di colonna sonora morriconiana prodotta dal migliore produttore pop in circolazione, quel Danger Mouse che si trova in tutti i dischi.
Ho tenuto per ultimo quello che è stato il mio disco preferito dell’anno, Nightingale di Erland and the Carnival, ovvero quarantenni inglesi con un gusto e una classe senza pari. Che siano i precursori del revival brit pop? Mistero.